Complesso Parrocchiale in Sessa Aurunca – Località San Castrese

Era il giorno 8 Ottobre 2013, giorno memorabile, quando dopo aver appreso via web dell’ esistenza della Scuola di Arte e Teologia e del relativo corso in Progettazione degli Spazi Sacri mi sono deciso velocemente a coronare un sogno che coltivavo da almeno dieci anni, realizzare cioè un piccolo progetto preliminare di un complesso parrocchiale e della relativa chiesa, progetto che avrei voluto elaborare durante il mio iter universitario o a maggior ragione con la Tesi di Laurea ma che allora nel 2003 non fu possibile portare avanti per le più svariate ragioni.

Il contatto con il Seminario dell’ Italia Meridionale, le sue eccellenze e l’ eccellenze di cui si fa testimone mi ha fatto sentire in questi mesi come una navicella spaziale che dispersa nel cosmo finalmente è ritornata presso la nave madre, nutrendo e depurando una forma mentis a dir poco inquinata dalla mediocrità che troppo spesso incontriamo nel mondo che ci circonda. Insomma molto entusiasmo e Gioia pura !

Temi Liturgici, Teologici, Artistici e Architettonici fusi insieme ad uno spessore umano quasi del tutto dimenticato nelle mie esplorazioni in questi dieci anni di lavoro mi hanno rincuorato e ricaricato per una esperienza che spero possa essere riconfermata anche negli anni a seguire, possibilità permettendo.

Relazione di Ilia Tufano referente artistico del Laboratorio di Progettazione del II indirizzo della Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia “Proposte per una nuova Architettura Sacra” in merito al Progetto dell’ Architetto Giacomo Procino:

Ho conosciuto l’architetto Giacomo  Procino il 30 maggio scorso, in occasione del  Laboratorio di Progettazione che infine ha condotto a concretizzare le prospettive di collaborazione all’interno della Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia,II indirizzo, di cui  il prof. Giorgio Agnisola  aveva ,in altri momenti, disegnato il progetto. Infatti in quella occasione ho appreso che l’architetto aveva manifestato la sua opzione di abbinamento, dopo aver visionato il materiale da me fornito sulla mia ricerca nel campo delle arti visive.

Dal dialogo che abbiamo avuto sono emersi alcuni significativi punti di contatto, che hanno immediatamente contribuito ad orientare e sviluppare positivamente la nostra collaborazione. Condividiamo entrambi quanto si legge in: “ Architettura e Teologia, la Chiesa committente di architettura”, di Giancarlo Santi, editore Il pozzo di Giacobbe,  a proposito di “Una chiesa semplice, sobria, bella” , dove, a proposito dei materiali, si indica l’uso” di materiali, noti, non rari, preziosi o “ricchi”. Nessun cedimento all’uso, alla sperimentazione di materiali e tecnologie “nuove”,inevitabilmente costose. Niente fasto, insomma,né trionfalismo. ma neppure banalità ed anonimato” pag.152 .Concentriamo il nostro interesse sul ruolo della luce, quale elemento capace di conferire senso allo spazio; la luce articola lo spazio architettonico ma anche e soprattutto gli può conferire una dimensione “ altra”, la dimensione tutta particolare del luogo di culto cristiano.

Egli mi ha scritto che : “ Il tema portante del mio progetto è la luce..”

Il progetto dell’arch. Giacomo Procino riesce ad inventare uno spazio che ha il senso dell’interiorità, attraverso dense zone d’ombra, adatte al raccoglimento, attraversate da lame di luce, che conducono verso i luoghi della celebrazione liturgica.

La luce, come si sa, è da sempre carica di simboli religiosi, è manifestazione del divino, essenza della bellezza. Ricordiamoci che Dante immagina e rappresenta il suo percorso di salvezza come un viaggio dalle tenebrose viscere della terra alla luce dispiegata , abbagliante dell’Empireo.

L’arch. Giacomo Procino mi ha illustrato il suo progetto, già definito e compiutamente sviluppato. In questo bel progetto hanno un ruolo determinante le ampie vetrate che caratterizzano la facciata dell’edificio sacro. Attraverso la luce di queste ampie vetrate l’interno sacro si apre all’esterno e si manifesta, così come sono proprio le vetrate ad attirare l’attenzione di chi le guarda , che, guardandole, riceve l’invito ad entrare, ossia l’ invito a vivere un’esperienza religiosa. La facciata è, come è noto, da sempre luogo fondamentale dell’edificio, di qualunque edificio,dove si manifesta l’osmosi tra interno ed esterno, dove si annuncia e si esprime il senso simbolico dell’edificio.

Abbiamo così pensato che proprio le vetrate potessero costituire, almeno in questa prima fase, l’oggetto del mio intervento. Ho, dunque, pensato alla luce, al misticismo della luce ed alla gioia che la luce ispira a tutte le creature viventi, ma ho voluto anche che in questo caso la luce recasse esplicitamente il messaggio cristiano ed ho cercato un simbolo che immediatamente lo richiamasse.

Il monogramma di Cristo o Crismon, nella sua forma più lineare, nella veste più rigorosamente geometrica è tanto semplice quanto efficace. Si carica di luce all’esterno e la trasporta all’interno, qualificandola cromaticamente e simbolicamente.

Come è noto,combina due lettere dell’alfabeto greco, che sono un’abbreviazione del nome di Gesù, la Χ  e la ρ,  iniziali  della  parola Χριστός , che in greco   significa  unto e traduce

l’ebraico “messia”. E’ un antichissimo e tradizionale simbolo cristiano, di cui si conoscono innumerevoli varianti: talora, per esempio,si trovano anche l’α e ω ed anche la lettera ς , l’ultima della parola Χριστός , talora le lettere sono inscritte in una corona d’alloro.

Ho preferito, come dicevo,la versione più lineare, la più consona, mi pare, al contesto dell’architettura  progettata.

I colori delle vetrate sono “quelli dell’alba e del tramonto”, come auspicava l’arch. Giacomo Procino, (l’α e ω della giornata );una luce giallo- rosata , che si carica della luce naturale e la restituisce più preziosa senza alterane la qualità.

Per la vetrata centrale si trattava di trovare una soluzione confacente alle dimensioni insolite , uno spazio molto esteso in lunghezza, rispetto ad un’altezza molto ridotta. Non si poteva ripetere il motivo delle vetrate sottostanti né creare qualcosa che ne prescindesse.

La vetrata centrale ha la collocazione ed in definitiva il ruolo che nella facciata in muratura di solito è tenuto da un’iscrizione ,che costituisce la dedica dell’edificio sacro alla Vergine, ai Santi, per esempio. In qualche caso ricordo di aver letto la frase : “Venite adoremus”, che poi è un verso di un anonimo canto natalizio del sec. XVIII. Ho  ricordato che l’arch. Giacomo Procino mi aveva scritto testualmente: “Sarebbe bello se i colori e la grafica delle vetrate da te disegnate per la chiesa da me progettata invitassero tutti i fedeli alla  Gioia alla quale tutti noi già qui in questo mondo siamo chiamati in prospettiva di Fede”.

Le sue parole si riferivano al senso che  si aspettava dal mio lavoro , richiesta cui ho cercato di corrispondere con tutta la mia proposta, ma potevano riferirsi più in particolare alla vetrata centrale per la quale ho dunque immaginato di scrivere VENITE ADOREMUS, nella trasparenza luminosa del vetro colorato. La parola, i colori di tonalità chiara e luminosa, la trasparenza fanno comunque parte del mio linguaggio, insieme alla semplicità delle linee.

La collaborazione con l’arch. Giacomo Procino è stata una bella esperienza, per l’indubbio valore del suo progetto, l’impegno del suo lavoro, ma anche per la capacità di stabilire una comunicazione. Ha dell’incredibile che un solo incontro e alcune e-mail possano consentire di collaborare , integrando  due esperienze così diverse.

Per questa ragione lo ringrazio e resto disponibile ad ulteriori interventi.

Napoli 17 Giugno 2014