17_Lo Spazio: Le classiche Tipologie funzionali della Casa – Il Living.

Living, cosa non è il Living in un abitazione, soprattutto quando questi si identifica con l’ open space ovvero uno spazio unico ed aperto che fonde insieme le tradizionali aree abitative del soggiorno/pranzo e della cucina !

Il Living è senz’ altro il cuore pulsante della Casa, il luogo dove le nostre relazioni sociali, familiari ed amicali, prendono corpo e Vita, il luogo dove ci incontriamo per cucinare e mangiare, conversare, guardare un buon film in Tv, leggere un buon libro sul divano o in poltrona, lavorare con il notebook o navigare in internet con il tablet, ricevere ed ospitare tanti buoni Amici e parenti, il luogo dove manifestiamo il nostro essere ed il nostro apparire, il luogo della memoria e della nostra vitalità, il nostro abito ma anche il nostro rifugio, il nostro focolare.

Il Living nutre le nostre anime solitarie o in relazione con le sue strutture ed accessori, i suoi colori, le sue texture, la sua luminosità, solare o artificiale, che scenograficamente decorano sapientemente lo spazio delle nostre relazioni sociali ed intime, del nostro riposo pomeridiano, del nostro nutrimento e svago serale.

Tavoli, sedie, divani, tappeti, tavolini, poltrone, basi, pensili, zoccoli, alzatine, lavelli, fornelli, cappe forni, quadri, vasi, Tv, impianti HiFi, parquet, gres, intonaco, parati, scrivania, lampade, lampadari, applique, foto, tende, questi solo alcuni degli attori che animano armonicamente ed in dialogo tra loro il Living e lo vestono con funzionalità ed eleganza nel rispetto della nostra identità e del nostro essere, manifestando agli altri e ricordando a noi stessi ciò che siamo, ciò in cui crediamo, ciò che amiamo !

Feste, pranzi, discorsi, parole, musica, concentrazione, svago, cosa non è il Living nella nostra Casa !

Moderno o classico, contemporaneo o retrò, allegro o austero, chiaro o scuro, colorato o total white nel Living concentriamo il senso più vivo delle nostre giornate e delle nostre serate, organizzando funzionalmente il tempo del convivio e della condivisione, della preparazione del cibo o della concentrazione nel lavoro, tempo sempre gioioso, solare, pieno di energia e di Vita.

Permettetemi una piccola digressione finale ricordando con affetto “Living Srl” ovvero la mia prima vera palestra lavorativa nel mondo dell’ Architettura d’ interni qui a Napoli, uno Showroom di Arredamento speciale, una agorà commerciale fucina di incontri, di energia e crescita umana e tecnica dove ho trascorso gioiosamente un tempo molto fecondo e vivo circondato da tanti Amici, colleghi e clienti, tutti immersi scenograficamente in un mare di mobili ed accessori dal design e dal gusto italiano, esperienza che, seppur un po’ lontana nel tempo, è ancora viva nel mio cuore ed ha contribuito a dare origine ad “interni dell’ essere”, il mio incubatore di Sogni Idee ed Impresa con il quale, sempre in cammino, opero quotidianamente come ricercatore ed Architetto freelance !

16_Lo Spazio: Le classiche Tipologie funzionali della Casa – L’ ingresso.

Continuiamo il nostro excursus didattico elencando ed analizzando le classiche Tipologie Funzionali che è possibile distinguere all’ interno di una abitazione residenziale moderna, sottolineando che spesso i progettisti contemporanei amano fondere tra loro le suddette tipologie rendendole fruibili in modo nuovo e flessibile secondo schemi creativi insoliti ed inusitati.

Per meglio comprendere la stretta attinenza delle tipologie funzionali della Casa con il nostro vivere e quindi padroneggiare graficamente il Progetto di Architettura d’ interni facciamo mente locale al susseguirsi di azioni che intervengono quando ci accingiamo ad entrare e vivere uno spazio residenziale, rivolgiamo quindi il pensiero alla memoria della fruizione della nostra Casa, il nostro spazio domestico abituale.

Facciamo innanzitutto attenzione alla differenza tra spazio esterno e spazio interno.

Lo Spazio interno è quello esterno sono infatti linguisticamente, psicologicamente e materialmente separati da una porta, varcata la soglia della quale la Casa si offre in tutta la sua bellezza e familiarità pratica ed estetica.

Sembrerà banale anche se non lo è affatto ma per entrare in Casa dobbiamo aprire la porta e varcarne la soglia, sia in chiave materica che psicologica, così entrati finalmente in Casa ci ritroviamo in uno spazio interno che, a seconda dei casi media ulteriormente come un vero e proprio filtro le possibilità di fruizione dell’ abitazione, ci ritroviamo in uno spazio più o meno definito chiamato INGRESSO che svolge la funzione di zona di anticamera (la cui grandezza, preziosità materiale ed elaborazione funzionale varia, ma non sempre, a seconda dello stato sociale e delle possibilità economiche degli abitanti della casa) zona nella quale ricevere ed accogliere gli abitanti stanziali della Casa e/o eventualmente i suoi Ospiti prima di consentirgli ulteriormente la fruizione degli spazi interni dell’ abitazione.

L’ INGRESSO è spesso dotato di supporti di arredo in grado di accogliere le persone per metterle a loro agio consentendo alle stesse di riporre i propri cappotti, ombrelli, chiavi ed oggetti vari attraverso pratici attaccapanni o cappottiere e svuotatasche.

Talvolta l’ INGRESSO è attrezzato con porte interne per chiuderne lo spazio ed arredato con poltroncine e tavolino o un piccolo divanetto per agevolare ulteriormente la fase di accoglienza in anticamera degli Ospiti, soprattutto durante le attese medio lunghe prima dell’ incontro con i padroni di casa, più spesso l’ INGRESSO è attrezzato mediante un piccolo mobile vetrina o madia contenitiva attraverso la quale consentire lo svuotamento delle tasche, il riporre le chiavi di casa e/o dell’ automobile, consentendo contemporaneamente l’ esposizione di oggetti evocanti la memoria dei suoi abitanti e con i quali trasmettere al primo impatto identità, stato sociale, modus vivendi della Famiglia, Coppia o SIngle residente.

In tal senso il linguaggio dell’ arredamento, i colori ed i materiali di rivestimento orizzontali e verticali dell’ INGRESSO, la sua luce naturale ed artificiale, gli accessori come vasi, lampade o quadri, tutto insomma concorre a definire il biglietto da visita per l’ eventuale ospite o marcare il territorio e quindi definire l’ aria di casa familiare dei suoi residenti.

Talvolta alla funzione INGRESSO si accompagna anche la funzione  BAGNO per consentire all’ utente stanziale o di passaggio di curare appena entrato in casa la sua igiene intima e/o espletare i suoi bisogni fisiologici.

La penuria di Spazio caratterizzante le nostre abitazioni contemporanee legata al caro vita ed agli alti costi al mq degli immobili residenziali soprattutto nei centri urbani suggerisce spesso all’ Architetto d’ interni contemporaneo in fase di progettazione di limitare l’ INGRESSO a piccolo separé mediante il quale accogliere gli utenti ed arricchirne l’ esperienza spaziale filtrandone contemporaneamente l’ entrata all’ interno senza sacrificare metri quadri preziosi all’ ulteriore distribuzione spaziale della Casa.

La ricchezza decorativa o la semplicità materica della porta, un sapiente gioco di luci naturali e artificiali, il vedo non vedo, le trasparenze, le introspezioni, i colori ed i materiali di rivestimento orizzontale e verticale, gli effetti scenografici delle funzioni in successione durante l’ ulteriore fruizione spaziale della Casa non mancano di sorprendere percettivamente i nostri sensi con l’ eleganza, la dinamicità creativa e l’ armonia delle strutture dello spazio e dello spazio stesso trasformando in modo armonico la fase di accoglienza all’ interno della Casa in un esperienza avvolgente fortemente comunicativa ed entusiasmante.

15_Lo Spazio: Le funzioni – I percorsi – Le visuali – Le esigenze.

A questo punto della narrazione inerente il breve Corso per aspiranti Interior Designers parliamo di un argomento centrale nella tematica in questione che è il concetto di funzione o se volete, matematicamente, f(x).

Ovviamente non si tratta di un concetto matematico ma direi umano, sociologico e antropologico.

Organizzare una funzione in un Progetto di Interior Design equivale in primo luogo all’ individuazione da parte del progettista di una o più attività umane messe in atto da un individuo attraverso il suo corpo come mangiare, conversare, leggere, studiare, lavorare, dormire, lavarsi, cucinare…per poi attrezzare lo Spazio ad esempio di un abitazione, ma potremmo dire di un ufficio o un negozio, mediante strutture immobili e mobili che ne rendano possibile le dinamiche operative.

Ad esempio: noi tutti amiamo mangiare, molto spesso mangiamo in gruppo e per questo parliamo di convivio, organizzare uno spazio per il convivio vuol dire pensare ad un supporto mobile per poterlo fare, il tavolo e le sedie, attrezzato per l’ occorrenza mediante accessori utili alla dinamica in questione, tovaglia, piatti, posate, bicchieri, bottiglie ed ovviamente il cibo. La tavola può avere dimensioni utili per ospitare 2, 4, 6, 8 o più persone e per ogni persona avente un corpo da nutrire avremo una sedia e gli accessori del caso. La tavola e le sedie, strutture mobili,  possono avere svariate forme ed essere realizzate con innumerevoli materiali. Lo spazio ospitante la tavola e le sedie, può avere svariate forme e dimensioni ed anch’ esso essere realizzato con innumerevoli materiali che ne definiscono strutturalmente ed esteticamente il senso. Può essere illuminato naturalmente o artificialmente e così via.

Potremmo quindi definire tutto ciò come la funzione Pranzo ed in generale parlare di funzione per ogni attività umana, di gruppo, di coppia  o singola necessitante strutture mobili ed immobili.

All’ interno di un Progetto le funzioni si articolano tra loro definendo una vera e propria struttura di forme e gerarchie rappresentate da un disegno in 2D composto di linee e figure, la Pianta, cui corrispondono le strutture materiali mobili ed immobili definenti lo spazio architettonico d’interni.

Quando ad uno spazio interno può essere associato un corrispondente involucro esterno parliamo di Architettura nel senso più nobile del termine, dalla piccola alla media Architettura, dall’ Architettura di grande scala all’ Urban Design dove gli spazi sono strutturati e organizzati per accogliere e organizzare il movimento, il lavoro e la Vita degli individui che avviene mediante le azioni coordinate dei loro corpi.

Come possiamo intuire il concetto di funzione è centrale nel nostro argomento e necessiterebbe di ben altra trattazione e approfondimento.

In un Progetto come dicevamo le funzioni sono organizzate in un disegno chiamato Pianta.

Oggi con l’ avvento della digitalizzazione e di softwares specifici, pur conservando la Pianta una centralità indiscussa, lo Spazio lo si elabora il più delle volte in modo prima bidimensionale e poi tridimensionale per poi, tornando al bidimensionale, migliorare e correggere le caratteristiche della Pianta stessa che spesso è incapace di cogliere aspetti visibili solo considerando lo spazio nel suo insieme e quindi in 3D essendone la Pianta 2D solo una sintetica rappresentazione simbolica.

Organizzare gli spostamenti tra una funzione e l’ altra equivale a definire la struttura dei percorsi e quindi delle visuali di un Progetto, percorsi e visuali che devono rispondere a criteri di efficacia funzionale ed estetica, percorsi spesso organizzati in modo altamente scenografico e spettacolare per meravigliare e sorprendere il visitatore e l’ utente finale.

Un esempio di famiglie di funzioni in una abitazione residenziale possono corrispondere ad esempio alla Zona Notte ed alla Zona Giorno, i collegamenti tra le famiglie di funzioni e le funzioni stesse ne rappresentano i percorsi interni, ciò che l’ utente osserva spostandosi all’ interno di in un ambiente o tra un ambiente e l’ altro (corrispondenti ad una o più funzioni articolate strutturalmente tra loro) rappresentano le visuali vissute dall’ individuo e definiscono il walktrough dello spazio architettonico d’ interni o meglio l’ esperienza finale da un punto di vista visivo che l’ utente ha nel vivere lo spazio.

Centrale per il progettista è comprendere il senso delle funzioni e le funzioni particolari di cui è portatore sano il Committente mediante la natura delle sue esigenze che vanno sviscerate e analizzate mediante una buona intervista da parte del progettista, articolate e strutturate in un Progetto bidimensionale e tridimensionale d’ interni funzionale ed esteticamente gradevole con il quale, dopo la trasformazione dello Spazio esistente o la realizzazione di uno Spazio ex novo, il Committente potrà svolgere ed articolare egregiamente il senso della sua Vita all’ interno degli ambienti costruiti o attrezzati per l’ occorrenza in funzione dello stesso Progetto elaborato.

14_Coordinamento e gestione del progetto.

Cominciamo ora ad entrare nel vivo della questione e parliamo di Progetto o meglio di quella che potremmo definire come una vera e propria metodologia di lavoro progettuale, vecchia come il mondo, ma ancora attualissima e performante, metodologia che accompagna l’ aspirante Interior Designer dai suoi esordi fino alla conclusione del suo ciclo di vita professionale.

Ricordiamo subito che prima di parlare di Progetto e cominciare a definirne le “linee” bisogna parlare o meglio ascoltare, comprendere e fare proprie le necessità ed i bisogni del Cliente, il nostro altro da noi ovvero il nostro prossimo lavorativo.

Non c’è progetto di interior design inteso come servizio professionale ovvero lavoro senza un Cliente, il nostro portatore sano di bisogni e necessità intorno alle quali, proprio come un sarto, il progettista cuce il suo Progetto di Architettura d’interni.

Gli strumenti per comprenderne le necessità sono in primis il dialogo e l’ osservazione con le quali conoscere il nostro Committente e successivamente una sana capacità di analisi e sintesi, razionale ed emotiva, mediante le quali palesare e rendere visibile o noto ciò che per sua natura è nascosto nella mente e nel cuore del nostro Cliente, bisogni e necessità talvolta ignorati dagli stessi Committenti ma non per questo trascurabili nel corso del percorso di elaborazione progettuale.

Ad esempio, se volessimo progettare una casa dovremmo aver chiaro se progettiamo ambienti per un single, per una coppia, per una famiglia, l’ età dei componenti, le loro abitudini, la loro cultura, la loro professione, il loro stato sociale, il loro modo di pensare e rapportarsi con la realtà del mondo, possibilmente avere chiaro i loro valori umani e spirituali, le loro preferenze estetiche (classiche o moderne).

Una sana familiare ed amichevole intervista ci aiuta mediante le parole e le immagini a costruire una vera e propria mappa mentale dei nostri Clienti per poter avere chiaro o sufficientemente chiaro il loro stile di Vita.

E’ da sottolineare che la mappa mentale è pur sempre frutto della nostra capacità interpretativa della realtà, in questo caso della realtà dell’ altro, il nostro o i nostri Committenti, soggetta quindi ad una visione che per quanto possa essere oggettiva risulta essere sempre deformata dalla nostra umanità professionale.

Non dobbiamo scoraggiarci, fa parte del gioco, solo Dio conosce la realtà in modo oggettivo e vero ed è capace di Progetti perfetti, noi possiamo solo avvicinarci il più possibile ad essa ed accettare che nei nostri Progetti imperfetti entrino in qualche modo, possibilmente in minima parte, piccole interpretazioni che magari possano arricchire funzionalmente, esteticamente o artisticamente il contenuto della matrice progettuale.

Dopo l’ intervista nella mente del Progettista comincia a farsi largo un idea, un immagine resa sulla carta sotto forma di schizzo, bidimensionale, prospettico, schematico, concept, un fossile di pensiero che come un vero e proprio seme, se di natura buona, porta molto frutto nella mente fertile dell’ interior designer divenendo più o meno velocemente Progetto Preliminare.

Ovviamente occorre far sedimentare un po’ una buona idea proprio come la pasta madre produce, riposando e crescendo per qualche ora, un buon pane.

Non lanciatevi immediatamente nell’ elaborazione della vostra idea ma consentitevi di elaborarla inconsciamente senza pensarci troppo, le gioverà.

Quando finalmente il tempo è maturo produrrete uno schema organizzativo sotto forma di Progetto Preliminare.

Perché parlare di Progetto Preliminare e non di semplice Progetto ?

In sostanza un buon Progetto di Architettura d’ interni è un qualcosa di molto complesso, quindi non può che essere strutturato per gradi successivi di approfondimento ed elaborazione, ricordando soprattutto che, come già detto in precedenza, questi va cucito addosso al Cliente ovvero va mediato con il Committente durante tutto il percorso di elaborazione.

Se procedessimo come un treno verso il risultato finale correremmo il rischio di produrre un qualcosa di non corrispondente alle necessità del Cliente e quindi da lui non riconosciuto e non premiato dalla realtà della sua realizzazione o non premiato economicamente quando, in cambio del presunto servizio offerto, chiedessimo il nostro Onorario.

In sostanza il Progetto cresce insieme al Committente e, proprio come un pendolo, procede tra gradi successivi di approfondimento andando un po’ avanti ed un po’ indietro tra i gradi di elaborazione preliminare ed esecutivo finché non centra un obbiettivo riconoscibile dal Tecnico e dal Cliente e quindi premiato da una transazione economica soddisfacente e dalla realizzazione dell’ opera nella realtà.

Ecco il motivo per il quale parliamo di Progetto Preliminare, di Progetto Definitivo, di Progetto Esecutivo e di particolari architettonici nel processo di elaborazione progettuale, non sono altro che gradi di approfondimento successivi come quando ci si avvicina ad un traguardo, partendo da molto lontano fino alla meta, dove tutto si palesa nella sua complessa realtà.

Ovviamente ciò che velocizza il processo di elaborazione progettuale è l’ esperienza del Progettista, ovvero quella serie di informazioni immagazzinate nella mente dell’ interior designer per le quali è possibile accorciare i tempi di comprensione e di elaborazione delle necessità del Cliente e quindi dell’ intero percorso progettuale.

Quando finalmente il Progetto si materializza sotto forma di grafici bidimensionali (Pianta, Prospetto, Sezioni) o tridimensionali (Assonometria e Prospettiva ieri, Modello 3D, Renderings e Walkthrough architettonici oggi) dapprima preliminari e poi man mano esecutivi fin dentro i particolari architettonici è possibile visualizzare il frutto di questa complessa attività della mente e dello Spirito.

Ma ovviamente il bello comincia in Cantiere quando, ancora una volta con una mediazione, questa volta ad opera dell’ attività costruttiva e materiale degli Operai frutto della loro umanità e delle loro capacità tecniche, prende corpo il Progetto.

Durante la realizzazione del Progetto in Cantiere, una buona dose di controlli e verifiche da parte dell’ Interior Designer in qualità di Direttore Artistico, ovvero di colui a cui è demandata la verifica della corretta trasposizione materiale del Progetto di Architettura d’interni, contribuirà alla messa in opera a regola d’ arte del Progetto Esecutivo e dei suoi particolari architettonici per una completa soddisfazione della Committenza e del proprio ego professionale.

13_Cos’è un rilievo.

A questo punto introduciamo un argomento fondamentale per il prosieguo del nostro discorso, parliamo del rilievo metrico e fotografico, ovvero di ciò che occorre fare per cominciare la fase di analisi che ci consentirà di avere sotto mano dati sufficientemente oggettivi ed una visione di insieme dello sviluppo dello spazio oggetto del nostro intervento di interior design.

Ovviamente affronteremo il discorso solo da un punto di vista qualitativo e per cenni sommari, rimandando gli opportuni approfondimenti ai testi canonici che sviluppano la materia del Rilievo Architettonico in dettaglio.

Abbiamo ben compreso come il disegno tecnico sia lo strumento fondamentale con il quale calibrare il senso delle nostre idee progettuali. I grafici bidimensionali o tridimensionali ci consentono infatti di rappresentare uno spazio architettonico reale consentendo di registrare informazioni soprattutto di carattere metrico prese dalla realtà del nostro immobile con le quali elaborare e riportare ancora una volta graficamente le istruzioni con le quali trasformare lo stesso spazio così come lo abbiamo successivamente immaginato, istruzioni costituenti il corpus del nostro Progetto, il tutto in modo fedele, preciso ed oggettivo.

Nella mia mente risuonano molto bene ancora oggi le parole del mio caro Prof. Arch. Nicola Pagliara che durante le sue Lezioni di Progettazione Architettonica I° e II° nella amata Facoltà di Architettura a Palazzo Gravina qui a Napoli sottolineava la necessità di ricorrere velocemente ad un disegno geometrico e tettonico per calibrare le idee progettuali immagazzinate negli schizzi bidimensionali o tridimensionali ed elaborarle in modo oggettivo senza perdersi nei meandri di una fantasia inappropriata ed irriproducibile nella realtà.

Se riportiamo il discorso nell’ ambito dell’ Architettura d’ interni non c’è idea o schizzo, bidimensionale o prospettico, che possa fare a meno dei dati oggettivi, certi ed incontrovertibili dello spazio nel quale elaboriamo il senso del nostro intervento progettuale, dati oggettivi forniti fondamentalmente dal rilievo metrico e fotografico che consentono all’ interior designer di calibrare con precisione il suo intervento, proprio come un buon sarto che, prendendo le misure del corpo, procede con il confezionamento dell’ abito perfettamente vestibile dal suo cliente.

Ma cos’ è in breve un rilievo architettonico ?

Un rilievo architettonico potremmo definirlo come quell’ insieme di operazioni che ci consentono di registrare le misure dello spazio oggetto del nostro intervento per poi riportarle sotto forma di grafici prevalentemente bidimensionali (piante, sezioni-prospetti) sui quali caliamo il senso delle nostre elaborazioni progettuali.

Il compito era ed è portato a termine dal Tecnico mediante l’ uso di un “libretto di campagna”, campagna di ricerca delle misure delle parti strutturali costituenti l’ appartamento o il negozio, un vero e proprio foglio di carta sul quale abilmente si tracciavano una serie di schizzi, più o meno approssimativi e di carattere puramente tipologico, della pianta o della sezione-prospetto interno dell’ immobile, foglio sul quale si riportavano manualmente, una volta osservate nella realtà, mediante l’ uso di una rollina metrica di almeno 10m o 20m, le misure rilevate delle parti costituenti lo spazio tridimensionale interno, misure con le quali successivamente si procedeva a disegnare i grafici oggettivi bidimensionali della pianta e della sezione-prospetto con i quali elaborare finalmente il senso del nostro progetto di interior design.

Il rilievo fotografico consente al Tecnico di avere sottocchio una serie di informazioni supplementari con le quali verificare ad esempio il senso delle misure registrate e correggere eventuali errori o anomalie del rilievo mrtrico. La macchina fotografica registra infatti sotto forma di immagini incontrovertibili informazioni ancora più complete di quelle riportate nel nostro libretto di campagna, nell’ immediato direi soprattutto caratteriali e linguistiche ma che con l’ avvento dell’ informatica e della digitalizzazione permettono oggi di rilevare con una buona precisione le stesse informazioni di carattere metrico di cui sopra.

Molti sono stati i progressi tecnologici nel settore, basti citare come minimo il metro laser che ha di fatto soppiantato la rollina metrica, ma l’ avvento di computers e di softwares sempre più potenti sta trasformando completamente il modo di procedere alla fase di analisi metrica, automatizzandola e rendendola sempre più fedele alla realtà.

Oggi andiamo incontro a registrazioni metrico digitali mediante rilevatori ottici, laserscan, che analizzano mediante milioni di raggi laser, opportunamente puntati, le distanze di milioni di punti costituenti il corpo architettonico interno o esterno dell’ immobile da rilevare, registrando moltissime informazioni che mediante opportuni softwares vengono rappresentate in nuvole di punti, cloud, visualizzabili e navigabili proprio come un moderno videogame, dalle quali è possibile ricavare con precisione assoluta le distanze di ogni punto dello spazio architettonico osservato, consentendo una successiva rappresentazione mediante grafici bi e tridimensionali assolutamente fedele ed incontrovertibile, meraviglia della tecnica !

Qualunque cosa ci riservi il futuro in questo campo, almeno finché sarà l’ Uomo a progettare i suoi spazi o finche non procederemo con nuove tecniche di rappresentazione più sofisticate della geometria descrittiva, per elaborare un progetto di Architettura d’interni è necessario un grafico almeno bidimensionale sufficientemente oggettivo e chiaro fornito dal rilievo. Ancora oggi un foglio di carta, uno schizzo leggibile, un metro ed un buon metodo razionale con il quale rilevare e riportare sul libretto di campagna prima e sul disegno poi in modo oggettivo lo spazio architettonico, sono gli strumenti basilari indispensabili per cominciare ad immergersi nel mondo dell’ interior design ed elaborare il senso progettuale dei nostri spazi, residenziali o commerciali che siano.

12_Fase pre – progettuale

Entriamo ora nel vivo del nostro corso base per aspiranti Interior Designer occupandoci di tutto ciò che compete la formulazione del “concept” progettuale, la madre di tutto il nostro percorso grafico spaziale, che come possiamo ben immaginare è legato espressamente alle esigenze ed ai bisogni dei nostri clienti, il nostro prossimo da servire professionalmente attraverso le nostre capacità creative e tecniche.

Chiariamo subito che non esiste Progetto di Architettura d’ interni senza Committente, anche se provassimo ad inventare di sana pianta un Progetto come esercitazione dovremmo appellarci alle nostre esigenze interpretando il ruolo del Cliente per poter svolgere egregiamente il Progetto di Interior Design.

Il ruolo dell’ Architetto è fondamentale per poter osservare ed esplicitare tutte le idee, le esigenze palesi o nascoste insite nelle teste e nei cuori dei nostri Committenti, solo dopo aver ben chiaro cosa desiderano i nostri Clienti è possibile superare in modo creativo e tecnico le loro aspettative immaginando Spazi che nella loro articolazione rispondano a tutti i bisogni della nostra Committenza, ovvero del nostro prossimo, portatore sano della sua sacra ed originale personalità, carattere, aspettative e bisogni che come tali vanno assolutamente rispettati e possibilmente amati in senso cristiano, totalmente e senza risparmio, indipendentemente dai calcoli e dalle logiche del mercato che spesso sono nemiche dell’ Architettura e della stessa Vita intesa come dono gratuito di Dio !

Possiamo quindi considerare l’ Architettura e quindi l’ Interior Design psicologia e spiritualità applicata, come ogni aspetto della Vita uno squisito fatto relazionale, un “gioco sapiente” direi di altissimo livello !

Il briefing ovvero l’ intervista o meglio parlare e soprattutto ascoltare il nostro cliente risulta il primo passo verso l’ immaginazione del concept progettuale rispetto al quale tracceremo la strada della nostra elaborazione grafico spaziale.

Ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare, parole, gesti e le stesse pause silenziose dei nostri clienti.

La Vita è linguaggio che si esprime a parole ed in modi innumerevoli che attraverso la nostra osservazione soprattutto visiva ci consentono, una volta interpretati, di poter formulare un idea dell’ Altro (il nostro Committente) e dei suoi articolati e complessi bisogni funzionali, spaziali ed estetici per potergli restituire un sistema di azioni lavorative anticipate in chiave progettuale che possano attrezzare in modo soddisfacente da un punto di vista tecnico, funzionale ed estetico la complessità della sua Vita.

Ovviamente stiamo parlando di progettazione dello Spazio ed in genere i nostri Progetti di Architettura d’ interni intervengono in luoghi già esistenti (le case, i negozi, gli uffici dei nostri Committenti) che vanno censiti metricamente e fotograficamente (il Rilievo Architettonico) ed articolati progettualmente in vere e proprie ristrutturazioni che rendano gli stessi Spazi idonei ad ospitare la Vita dei nostri clienti.

Dopo il briefing con i nostri Clienti durante il quale mettere in campo la nostra intervista, le nostre domande da porre con curiosità creativa, subito dopo o parallelamente allo stesso si effettuerà un sopralluogo durante il quale si effettueranno rilevazioni metriche e fotografiche con le quali ricostruire graficamente in 2D e 3D gli spazi oggetto del nostro intervento e sul quale opereremo con il senso del nostro Progetto.

Finalmente possediamo le matrici con le quali opereremo la trasformazione degli Spazi, da un lato quindi, condizione necessaria, una sana rappresentazione del Cliente psicologica e spirituale e delle sue necessità ed aspettative funzionali ed estetiche mentre dall’ altro, condizione sufficiente, il luogo nel quale sarà ambientata la Vita dei nostri Committenti.

Per poter rispondere progettualmente ai nostri Clienti occorre a questo punto, parallelamente al movimento della nostra immaginazione con la quale formulare il concept progettuale, procedere con una ricerca sui materiali, sulle valenze tecnologiche, spaziali, tipologiche, burocratiche e legislative con le quali costruire il Progetto prendendo informazioni su libri e documenti analogici e/o digitali con i quali rafforzare e rendere concreto durante il processo di elaborazione il nostro concept che lentamente ma progressivamente passerà dall’ idea embrionale gettata sulla carta spesso sotto forma di schizzi (grafico concettuali o in prospettiva) al vero e proprio corpus progettuale (piante, sezioni, Renderings).

Il concept embrionale (schizzi grafici 2D o 3D, relazioni, appunti) durante la sua elaborazione grafica (il disegno tecnico 2D e 3D) troverà cosi una sintesi iniziale che terrà conto di tutte le istanze rilevate durante gli incontri ed i sopralluoghi alle quali sovrapporre in modo creativo tutta la potenza della nostra immaginazione logica razionale ed emotiva con la quale procedere ad un ulteriore incontro con i Committenti ai quali verrà da Noi illustrata la forza delle nostre idee e considerazioni progettuali.

Solo il tempo e l’ applicazione costante consente il sovrapporsi della qualità intellettuale con la quale dare forza al nostro Progetto.

Solo la qualità e la forza delle nostre idee unite ad una buona capacità relazionale in fase di spiegazione ed illustrazione delle idee ai nostri clienti convincerà gli stessi della bontà delle nostre valutazioni progettuali.

In genere il processo che ci porta finalmente al Progetto Preliminare si sviluppa a pendolo tra il briefing esplorativo ed il briefing illustrativo con il quale si affina il senso e la qualità delle nostre considerazioni spaziali.

Cosi si procede attraverso grafici bidimensionali (piante sezioni prospetti ) e grafici tridimensionali statici o in movimento (Renderings o Walkthrough architettonici) alla definizione del o dei Progetto/i Preliminare/i con i quali definite con correttezza tutte le istanze di cui tener conto elaborare il Progetto Definitivo ed il Progetto Esecutivo con il quale effettuare finalmente le trasformazioni reali sul cantiere passando da una fase digitale e virtuale ad una fase analogica e reale.

11_Cenni di CAD 2D e 3D – grafica tridimensionale con Sketch Up e Kerkythea

Nell’ articolo precedente abbiamo parlato del software CAD per antonomasia ovvero di AutoCAD e del suo omonimo più democratico ma meno performante ovvero Intellicad ed abbiamo visto come questi strumenti abbiano sostituito in pratica gli attrezzi da lavoro dell’ architetto consentendogli una liberazione dalla pratica amanuense immettendolo in una velocità produttiva mai vista prima consentita ovviamente dall’ uso del pc.

Si è parlato dei grafici bidimensionali ed abbiamo ribadito che l’ uso di questi software è nato principalmente per restituire in modo digitale piante, sezioni e prospetti.

Si è detto anche che con il suo sviluppo questi software hanno consentito di rappresentare l’ oggetto architettonico o di design anche tridimensionalmente.

Diciamo ora che con questi software e col computer è nato un nuovo modo di intendere il disegno tridimensionale che viene oggi costruito come un modello virtuale quasi come se costruissimo un plastico nella realtà, modello dal quale ricaviamo mediante l’ introduzione di camere e quindi punti di vista da noi scelti le assonometrie, le prospettive e soprattutto i rendering ed i walkthrough che ci occorrono per relazionare il nostro cliente, l’ impresa, l’ amministrazione pubblica o un semplice lettore sulla bontà del progetto da noi elaborato.

AutoCAD ed Intellicad sono oggi strumenti potentissimi capaci di generare linee, archi di circonferenza e quant’ altro occorre per la realizzazione dei nostri disegni bidimensionali e delle nostre tavole ma anche di generare superfici e solidi tridimensionali che con l’ uso di potenti modificatori consentono la realizzazione virtuale di ogni corpo architettonico indagandone in modo analitico le parti con modalità nuove e portentose rispetto al passato del quale rimpiangiamo solo una maggiore umanità ed armonia di gesti.

Tra gli strumenti che col tempo si sono succeduti nel panorama informatico si è distinto certamente dopo AutoCAD il software Sketch Up sviluppato dal colosso Google ed oggi da Trimble, software che ha reso la costruzione di un modello tridimensionale e la sua comunicazione un qualcosa di estremamente semplice e veloce conservando la potenza di calcolo dei software più blasonati che col tempo hanno integrato AutoCAD nella cassetta degli attrezzi dell’ architetto consentendogli un ulteriore salto di qualità e snellendo di fatto il suo complesso lavoro di creativo.

Sketch Up è infatti un software con il quale in modo estremamente semplice possiamo concepire e rappresentare i nostri progetti tridimensionali di architettura o design e comunicarli velocemente con tutti, uno strumento per sviluppare concept con qualità grafica non eccellente ma estremamente efficace.

Il suo successo è stato dovuto oltre alla semplicità d’ uso alla sua capacità di dialogo con altri software e soprattutto alla diffusione nel passato di una versione gratuita ma non per questo meno potente che fino a qualche tempo fa era possibile usare anche per scopi commerciali.

Il difetto maggiore di questo strumento dicevamo consiste soprattutto nella mancanza di un motore interno di rendering che quindi non ci consente di produrre immagini con una resa fotorealistica ovviamente più performante in chiave comunicativa, tuttavia ben presto sul web si sono succeduti nuovi software sviluppati da terze parti che hanno integrato ed arricchito Sketch Up anche di questa possibilità tra i quali citiamo Kerkythea, motore di rendering gratuito e potente ancora oggi in grado di competere con gli strumenti che successivamente si sono succeduti come thea render e Vray.

Sketch Up di fatto è un software che lavora con le superfici e raccogliendo queste in insiemi di superfici riproduce oggetti solidi tridimensionali.

I suoi comandi non fanno altro che sviluppare partendo dalla linea, gruppi di linee chiuse e da figure semplici come circonferenze e poligoni queste superfici che raccolte anche loro in gruppi e componenti, mediante l’ uso di semplici modificatori ,  consentono di costruire e controllare oggetti molto complessi ricostruendo di fatto qualunque cosa ci circondi nella realtà.

La qualità grafica consente varie modalità espressive, da quella ombreggiata mediante l’ uso di materiali a quella che riproduce il tipico disegno a schizzo, ma sempre con uno stile direi fumettistico anche se molto originale, mai fotorealistico.

E’ possibile scegliere e memorizzare punti di vista nella scena come se inserissimo camere all’ interno dello spazio virtuale, controllandone distanza focale, zoom, posizione e quant’ altro, esportare immagini ad esempio in formato jpg e video  animazioni  a partire da sequenze di camere posizionate all’ interno o all’ esterno dell’ oggetto architettonico ricostruendo veri e propri walkthrough architettonici con la modalità stilistica scelta, filmati da salvare sotto forma di file per renderli riproducibili sui vari player nei formati a noi tutti noti come ad esempio l’ avi.

Quello che mancava a Sketch Up dicevamo è stato integrato da altri software come Kerkythea, strumento che ha avuto molto successo soprattutto per il fatto di essere gratuito ed eccezionalmente potente. Il software è nato in Grecia ed il suo successore thea render, evolutosi tecnologicamente, pur essendo economicamente alla portata di tutti non fa rimpiangere software più blasonati come Vray, attualmente vera e propria eccellenza nel settore per fedeltà fotorealistica e velocità.

Con Kerkythea, ancora oggi disponibile sul web, possiamo rappresentare con qualità fotorealistica apprezzabile i nostri lavori di interior design e di design, consentendoci con strumenti apparentemente poveri e a buon mercato di procedere egregiamente nel nostro lavoro professionale o di ricerca sul campo.

In  pratica, sintetizzando al massimo, come ogni motore di rendering anche kerkythea, dopo un ottima modellazione tridimensionale sviluppata in Sketch Up, proiettando mappe sotto forma di immagini sulle superfici dei solidi virtuali da noi disegnati, calcolando il comportamento di ogni materiale illuminato da una o più fonti di luce in funzione di parametri come ad esempio la diffusione, la riflessione, la trasparenza e la rugosità, considerando l’ interazione tra gli oggetti e quindi tra i materiali di cui sono fatti i solidi posti nella scena illuminata, calcolando il comportamento delle varie fonti di luce naturale e/o artificiale e quindi ad esempio l’ intensità e la caduta nello spazio virtuale delle fonti di luce, in tempi più o meno lunghi a seconda della complessità di calcolo cui sottoponiamo il software, riproduce fotografie virtuali più o meno fotorealistiche del progetto di interni, di architettura o di design da noi elaborato.

Rimandando il lettore sul web per rintracciare informazioni sulle modalità d’uso di carattere tecnico dei software in questione, ribadiamo che un buon tiralinee magari opensource o ancor meglio Intellicad o AutoCAD che salvi i grafici bidimensionali in formato dwg o dxf, software capaci quindi di interagire con Sketch Up utilizzato magari in versione freeware gratuita per restituire a partire dai nostri grafici 2D il modello tridimensionale del nostro progetto, consigliamo in tal senso la versione 6.0 di Google, unitamente all’ ultima versione di kerkythea presente sul mercato per una restituzione fotorealistica del modello tridimensionale dai punti di vista interni o esterni da noi scelti, sono la dotazione minima consigliata a tutti per procedere in modo concreto nelle esercitazioni progettuali o lavori professionali sul campo, utenti che imparando l’ uso integrato dei tre software, CAD per il 2D, Sketch Up per il 3D e Kerkythea per i rendering, saranno immersi concretamente e con entusiasmo anche se per il momento solo virtualmente nella dimensione creativa della progettazione architettonica d’ interni e di ogni forma di design.

10_Cenni di CAD 2D e 3D – grafica bidimensionale con AutoCAD ed Intellicad

Dopo aver parlato nei precedenti articoli in modo introduttivo e qualitativo dei concetti di grafica bidimensionale e tridimensionale e quindi del disegno tecnico in pianta, sezione, prospetto, assonometria e prospettiva, avendo compreso come ogni disegno rappresenta un estrapolazione della realtà da un punto di vista particolare, disegni abbiamo visto spesso raccolti in tavole tecniche o architettoniche per le ovvie esigenze comunicative, avendo compreso il salto di qualità tecnologico che ha vissuto il settore della rappresentazione del disegno tecnico che da manuale si è fatto automatico grazie ai progressi dell’ informatica, passiamo ora ad illustrare alcuni dei software più comuni con i quali quotidianamente l’ architetto configura le sue prestazioni grafiche bi e tridimensionali partendo dal CAD e quindi dal software cad per antonomasia ovvero AutoCAD ed il suo corrispondente più democratico Intellicad.

Ovviamente continuiamo il nostro discorso in termini introduttivi qualitativi e sintetici, lasciando il lettore la libertà di approfondire sulla manualistica specializzata l’ argomento in questione.

CAD è l’acronimo di Computer Aided Design ovvero tradotto dall’ inglese “disegno tecnico assistito dal computer” ed è il termine con il quale indichiamo software con i quali è possibile disegnare tipicamente in modo bidimensionale ma anche tridimensionale qualunque disegno tecnico e quindi anche il disegno di interior design.

Questi software non fanno altro che memorizzare attraverso il computer, le sue interfacce e l’ uso di comandi appropriati, linee, circonferenze, archi di cerchio, testo scritto ec.ec. che nel loro insieme, ricostruiscono in modo matematico e vettoriale il disegno tecnico bidimensionale di una pianta, di una sezione o di un prospetto, con la particolarità di essere facilmente modificabili e soprattutto riproducibili all’ infinito.

Ovviamente col CAD abbiamo anche la possibilità di costruire solidi e superfici ed utilizzare operazioni boleiane ed altri modificatori per ricostruire tridimensionalmente qualunque oggetto di design o spazio di interior design, ma per il momento ne tralasciamo la descrizione.

Una delle differenze tra il foglio di carta ed il monitor del pc durante la stesura del disegno a mano o col computer consiste nella possibilità offerta dal foglio di carta sul quale disegniamo di avere uno sguardo completo della rappresentazione grafica del disegno in scala e quindi del progetto da elaborare, mentre il monitor del pc in pratica si comporta come una mascherina che sebbene abbia la possibilità di effettuare zoom visivi ci offre la possibilità di controllare solo piccole porzioni del disegno perdendone il progettista in fase di elaborazione parte della capacità di sintesi.

Tuttavia a questo particolare stanno supplendo monitor sempre più grandi che spesso raggiungono in casi eccezionali le dimensioni del tecnigrafo tradizionale e quindi di tavole unificate tipo A0.

Impagabile invece la possibilità di editare i disegni e le tavole con fotografie, renderings, tabelle, quote e di stampare in formato idoneo, mediante plotter su carta spesso fotografica o su file spesso in pdf, le tavole del nostro progetto, liberando il disegno dalla sua unicità e rendendolo come dicevamo riproducibile all’ infinito.

Non solo, essendo tutte le componenti del disegno rappresentati matematicamente da vettori, il software ci offre la possibilità di stampare in qualunque scala idonea il disegno con l’ aggiunta o la sottrazione degli elementi che non risultano idonei in fase di stampa rispetto alla scala metrica scelta, modificando totalmente il rapporto che il tecnico instaura col suo disegno durante la stesura progettuale.

Il software Cad per antonomasia è certamente AutoCAD, oggi un vero e proprio mondo di possibilità, la Ferrari dei software CAD che purtroppo ha il difetto di avere un prezzo non proprio democratico.

La comunità di programmatori sul web ha provveduto a surrogare ed emulare parte delle prestazioni  di AutoCAD inventando Intellicad, un software che costa un decimo del primo ma che conserva in misura più basica tutte le peculiarità di un software CAD con interfaccia e comandi derivati dall’ architettura di AutoCAD, cosa che ne ha consentito un notevole successo nella comunità dei disegnatori tecnici.

Il formato di file per eccellenza di un software CAD è il dwg vero standard del settore mentre precedentemente il formato di interscambio era il dxf, ancora oggi usato per far dialogare software diversi tra loro.

AutoCAD ed Intellicad hanno vissuto cambiamenti periodici che hanno migliorato notevolmente l’ ergonomia dei due software, ma in fin dei conti potremmo dire che sotto certi punti di vista quello che maggiormente serve durante la stesura di un disegno è un classico tira linee.

I comandi dei due software infatti non fanno altro che riprodurre fedelmente le possibilità offerte dalla matita, dalla gomma, dal compasso, dalle squadrette, dal normografo ec.ec. dandoci la possibilità di sovrapporre su vari layers diversi fogli lucidi proprio come in tempi recenti, ma ormai superati, si usava riprodurre le tavole tecniche di un progetto riproducendole mediante macchina eliografica, mentre la gran parte dei comandi che integra le nostre possibilità non fa altro che rendere più veloce l’ inserimento dei dati nel pc e quindi la stesura del disegno tecnico.

Oggi è impensabile un ritorno al passato amanuense, fondamentale la liberazione che il settore ha vissuto con l’ avvento dell’ informatica, tuttavia l’ idea progettuale o focalizzata nel nostro cervello o fossilizzata in uno schizzo prende ancora oggi forma molto spesso sul tradizionale foglio di carta bianca sui quali tracciamo manualmente segni e linee con la matita in grafite, conservando la genesi del progetto il fascino e l’ umanità insita da sempre nel nostro lavoro di architetti.

09_Il disegno di Architettura d’ interni – elaborazione e presentazione delle tavole

Nel precedente articolo ci siamo soffermati sul disegno tridimensionale ed in particolare sul concetto di assonometria e prospettiva mentre nei precedenti articoli abbiamo parlato qualitativamente del disegno bidimensionale ed in particolare della pianta, della sezione e del prospetto.

A questo punto dobbiamo osservare che ogni disegno bidimensionale o tridimensionale non fa altro che osservare da un particolare punto di vista la realtà architettonica indagandone il senso. Per questo motivo, essendo l’ architettura un fatto complesso l’ architetto si serve spesso non di uno ma di più disegni da più punti di vista per interrogarne e comunicarne il significato rendendolo chiaro a se stesso ed ai suoi interlocutori.

I disegni bidimensionali e tridimensionali vengono a comporre quindi delle vere e proprie tavole nelle quali sono rintracciabili più disegni comprendenti quindi più punti di vista dell’ oggetto architettonico che nel loro insieme provano a raccontare all’ committente ed all’ impresa o al semplice lettore ciò che in qualità di tecnici vogliamo comunicare.

In primis possiamo fare una distinzione tra tavole architettoniche e tavole tecniche dove nelle prime si rintracciano informazioni di carattere qualitativo, tavole spesso composte per entusiasmare il cliente e renderlo solidale con l’ idea di progetto, mentre nelle seconde rintracciamo il corpus di informazioni con le quali l’ impresa si organizza per la realizzazione del manufatto o l’ amministrazione di turno approva il progetto in funzione della sua corrispondenza ai parametri di legge.

In ogni caso parliamo di tavole in quanto dobbiamo immaginare dei fogli di carta di formato spesso considerevole, a volte veri e propri lenzuoli, sui quali in modo estetico e scientifico venivano disegnate ed annotate informazioni manualmente, oggi stampate mediante plotter o smaterializzate mediante file nei comuni formati unificati dall’ A4 all’ A0, informazioni riguardanti l’ opera architettonica relative alle sue qualità formali e tipologiche, rappresentata in diverse scale metriche dal generale al particolare, fin nel dettaglio, tavole dove poter rintracciare dati di carattere metrico, architettonico, tecnico, tecnologico, tipologico, sull’ uso e la qualità dei materiali strutturali e superficiali che vengono a comporre l’ oggetto progettuale nella sua complessità.

In più parliamo di tavole al plurale perche’ spesso per veicolare tutte queste informazioni occorrevano e occorrono più supporti cartacei che nell’ insieme come le pagine di un romanzo o le scene di un film raccontano all’ interlocutore lo spazio da noi immaginato.

Un tempo le tavole di carattere architettonico o di carattere più tecnico venivano disegnate prima e lucidate poi, cioè disegnate su carta opaca a matita e ricopiate mediante pennini ad inchiostro di china su supporti di carta lucida semitrasparente, oggi invece come dicevamo potenti software concorrono a definire delle tavole che tra disegni bi e tridimensionali, renderings compresi, compongono dei veri e propri quadri cromatici e tecnici che vengono conservati in memoria sotto forma di file e stampati eventualmente su supporto fotografico da potenti plotter nei formati voluti.

Quando elaboriamo una tavola quindi dobbiamo sempre raccogliere ed inserire informazioni che possano rendere chiaro e leggibile lo spazio architettonico a noi stessi ed i nostri interlocutori, se riusciamo a rendere poi l’ insieme non solo efficace da un punto di vista comunicativo ma anche esteticamente valido allora raggiungiamo un doppio traguardo che in qualità di esteti dello spazio non può che farci piacere.

L’atto della presentazione non è un fatto slegato dal contesto del quale stiamo parlando in quanto una tavola ed il suo racconto vanno proprio progettate nella messa in opera e nella messa in scena con i nostri interlocutori per rendere la sua trasmissibilità efficace e vincente, in modo tale che in primis il cliente possa convincersi della bontà del nostro prodotto e secondariamente che l’ impresa possa ricevere tutte le informazioni del caso per poter tradurre in realtà il nostro progetto.

In un certo senso possiamo dire che progettiamo certamente le tavole ed i suoi disegni per noi stessi in qualità del nostro amore per il disegno ed il progetto di architettura ma nel  nostro lavoro dobbiamo avere necessariamente sempre al centro il punto di vista dell’ altro affinché si possa parlare di progettazione e di comunicazione di un idea progettuale efficace e quindi stimolare un dialogo costruttivo col nostro prossimo al quale ovviamente il progetto è dedicato, fornendo un beneficio per noi stessi e per gli utenti che è l’ essenza del servizio professionale e quindi di ogni buon progetto di interior design.

08_Il disegno di Architettura d’ interni – l’ assonometria e la prospettiva

Nel precedente articolo ci siamo soffermati sul disegno bidimensionale ed in particolare abbiamo parlato di piante, sezioni e prospetti, in questa breve descrizione invece introdurremo il significato di altri due strumenti grafici come l’ assonometria e la prospettiva cercando di definirne il senso almeno per grandi linee invitando il lettore ad auto munirsi di iniziativa ed analizzarne ed approfondirne il senso sui testi opportuni di geometria descrittiva.

In primo luogo c’è da dire che con l’ assonometria e la prospettiva introduciamo una nuova dimensione nella nostra rappresentazione dello spazio sintetizzando nel disegno le informazioni relative alla lunghezza, la larghezza e l’ altezza contemporaneamente in un unica tavola.

In sostanza mentre con i grafici bidimensionali il nostro cervello compie una lettura dello spazio mediante uno sforzo di astrazione cercando di interpretarlo in termini geometrici e matematici, con l’ ausilio dei grafici tridimensionali cominciamo a rappresentare la realtà in termini più vicini al modo con il quale normalmente l’ occhio umano e quindi il cervello interpreta il senso delle cose che ci circondano e quindi dello spazio circostante.

Un assonometria infatti ci appare molto più vicina e facilmente interpretabile di una pianta ed ha il vantaggio di riportare contemporaneamente ed in modo esatto più informazioni metriche rendendole più intellegibili.

La prospettiva invece mediante leggi scientifiche e geometriche ricostruisce l’ oggetto da rappresentare in termini vicinissimi a quelli con i quali normalmente l’ occhio umano e quindi il cervello vede e percepisce la realtà circostante, consentendoci di spostare dove vogliamo il nostro punto di vista per indagare nel miglior modo possibile il senso di ciò che vogliamo rappresentare quasi come se fossimo presenti realmente sulla scena dello spazio progettuale.

Quindi mentre l’ assonometria ci restituisce una forma tridimensionale e ci riporta contemporaneamente e in modo completo anche informazioni corrette da un punto di vista geometrico e matematico, la prospettiva, ricostruendo sempre tridimensionalmente  la realtà come appare ai nostri occhi sposta il discorso in un campo più concettuale e linguistico completando egregiamente gli strumenti che abbiamo a disposizione per controllare lo spazio architettonico e renderlo intellegibile al nostro prossimo oltre che a noi stessi.

Al di la quindi delle definizioni (assonometria cavaliera, isometrica ec.ec. e prospettiva centrale, a due punti di fuga, a volo di uccello ec.ec.) quello che ci preme sottolineare qui all’ interno del nostro discorso in modo sintetico e qualitativo è che questi strumenti grafici tridimensionali ci aiutano mirabilmente a definire e controllare il senso dello spazio architettonico quando progettiamo e ne facilitano la comunicazione al nostro prossimo (committente ed impresa) per le varie necessità tecnico commerciali.

Come tutte le discipline anche il disegno tecnico e quindi l’ assonometria e la prospettiva hanno vissuto un intenso cambiamento dovuto alla tecnologia e all’ informatica.

Pensate che fino a qualche decennio fa il disegnatore tecnico da vero amanuense ricostruiva lo spazio architettonico applicando ferree leggi geometriche mentre in pochi anni con l’ ausilio del pc tutta la procedura grafica ha subito una liberazione da un lato ed una automazione dall’ altro sostituendo ai fogli di carta, righe, squadrette, compasso, matita e gomma, hardware potentissimi e sofisticatissimi software che mettendo in pratica le medesime leggi geometriche ci consentono di progettare e rappresentare qualunque forma architettonica bi e tridimensionale riproducendo lo spazio e la qualità dei materiali di cui è fatto con una qualità foto realistica impressionante che ci consente di indagare il nostro progetto di interni con analisi molto più performanti ed incisive e quindi con potenzialità mai viste prima.

Il mondo della grafica ha subito una accelerazione tecnologica impressionante per cui oggi i renderings, vere fotografie virtuali dello spazio architettonico, hanno sostituito la prospettiva classica ma un ulteriore progresso lo ha consentito la fusione tra cinema e disegno tecnico consentendoci l’ uso del walkthrough architettonico mediante il quale progettando lo spostamento di una camera virtuale all’ interno dello spazio tridimensionale virtuale ne rappresentiamo il senso mediante video animazioni che ci portano mirabilmente all’ interno del progetto come mai prima si era visto nella storia dell’ umanità.

Nuove frontiere sono poi all’ orizzonte come l’ utilizzo di speciali strumenti per allargare la realtà percepita, vedi gli occhiali 3D, con i quali possiamo portare il potenziale cliente all’ interno dello spazio architettonico da noi progettato come se l’ oggetto della nostra rappresentazione esistesse davvero e non solo virtualmente all’ interno dei nostri file o sul nostro monitor.

Ovviamente l’ umanità non ha ancora generato forme di intelligenza artificiale e creativa altrimenti ora parleremmo di strumenti in grado di integrare e sostituire l’ attività del progettista in ogni direzione dal seme creativo, l’ idea, a quello rappresentativo, il disegno tecnico ed il prodotto finale, lo spazio architettonico industrializzato.

Vedremo il futuro cosa ci riserverà, per il momento godiamoci questa transizione e salto di qualità tecnologico servendoci degli strumenti a nostra disposizione per coordinarci nel miglior modo possibile e in modo avvincente nella nostra attività di progettazione e di rappresentazione dello spazio architettonico e consentirci il miglior viaggio possibile nell’ affascinante mondo dell’ interior design.